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Sabato 26 novembre – ore 11 – Cota e Burlando a Garessio !

25 novembre 2011

Vi invitiamo a partecipare all’incontro pubblico sottocitato per chiedere in faccia ai responsabili di Piemonte e Liguria almeno un confronto serio opzione strada – opzione ferrovia.

L’occasione ci pare irrinunciabile, anzi propizia …
“Sabato 26 novembre ore 11:00 presso la “Casa dell’ Amicizia” Borgo Maggiore a Garessio si incontreranno i Presidenti delle Regioni Piemonte e Liguria Roberto Cota e Claudio Burlando, gli Assessori alla viabilità piemontesi e liguri Bonino e Paita e i Capi Compartimenti Arch.Roncallo e Ing.Celia. Si discuterà della SS28 e del collegamento tra basso Piemonte e Liguria. L’incontro sarà aperto al pubblico. E’ importante tenere alta l’attenzione su questo tema, il futuro della Val tanaro dipende anche dalle infrastrutture”

Garessio: i presidenti delle Regioni Piemonte e Liguria insieme per parlare di SS 28 e infrastrutture per lo sviluppo del territorio valtanarino
L’incontro istituzionale è fissato per sabato mattina 26 novembre alle 11 nella Casa dell’Amicizia

http://www.targatocn.it/2011/11/23/sommario/monregalese/leggi-notizia/argomenti/monregalese/articolo/garessio-i-presidenti-delle-regioni-piemonte-e-liguria-insieme-per-parlare-di-ss-28-e-infrastruttur.html


I due candidati rappresentano a pieno titolo il partito trasversale del cemento

Si incontrano a Garessio per sostenere un nuovo collegamento autostradale tra Piemonte e Liguria (Carcare -Predosa-Albenga), l’ennesima nel panorama già congestionato delle due regioni;  100km  di cui 80 di cavalcavia, 15 in galleria, con l’intenzione di connettere l’appennino con le alpi liguri per un costo di 5000 milioni di euro.  Qui Luigi Sappa, ex vicesindaco di Garessio nonché presidente della Albenga-Garessio-ceva S.p.A. e Luciano Sciandra, Sindaco di Priola e membro del Comitato Territoriale della autostrada Albenga-Garessio-Ceva, propongono ulteriori collegamenti, come il tunnel di Gazzo o di Calizzano, per rendere comunicanti la “nuova autostrada fantasma” e la SS 28, potenziando questa come nuovo corridoio infrastrutturale, aumentando la congestione del traffico in Alta Val Tanaro, già minacciata dal nuovo tunnel tra Piemonte e Liguria, l’Armo Cantarana, compromettendo i centri storici di Ormea e Garessio, che vantano un passato turistico legato al loro contesto ambientale, all’equilibrio idrogeologico.
Dall’”autostrada fantasma” tra Albenga, Garessio e Ceva all’”autostrada delle beffe” tra Asti e Cuneo, il basso Piemonte vanta un continuo interesse verso la costruzione, progettazione e negoziazione per nuovi tracciati, autostrade, tunnel. Otterrebbero invece l’aumento di rumore e code, a detrimento della qualità della vita in montagna, inasprendo le condizioni della SS 28, soprattutto in termini di sicurezza, mentre paradossalmente l’unico ospedale di vallata è a rischio chiusura! .
Nel clima di “austerity” e crisi economica che vede l’Italia e i paesi europei alle prese con una moneta sempre più  fragile, i nostri “paladini del cemento” e delle “grandi opere” ritengono indispensabile spendere e consumare territorio  e quindi indebitare l’intera popolazione italiana, indipendentemente da dove si realizzano le opere, con cantieri pluriennali, con basse probabilità di portare a compimento i lavori:

  • TAV Torino Lione   18 miliardi di euro
  • terzo valico  7 miliardi di euro
  • gronda  6 miliardi di euro
  • autostrada carcare predosa  5 miliardi di euro
  • armo cantarana 300  millioni di euro
  • circonvalazioni in alta val tanaro  200 milioni di euro,   ecc…  ecc…

Ricordiamoci che l’attuale finanziaria del governo italiano per il 2011 è stata di circa 6 miliardi di euro,come  il solo costo della ipotizzata autostrada “fantasma” Carcare–Predosa–Albenga; un’autostrada che l’assessore ai trasporti Paita si vanta di aver inserito nel corridoio trasportistico europeo TEN, dimenticandosi che proprio il Portogallo, inizio e fine del famoso corridoio di trasporto Lisbona – Kiev, ha ormai un’economia in ginocchio e ha ipotizzato l’uscita dallo stesso trattato di Lisbona.

In Val Tanaro intanto predomina la schizofrenia speculativa legata alla “green economy”, verde come il dollaro, con nuovi progetti di centrali a biomassa, segherie meccanizzate, eolico industriale in aree protette, nuovi invasi più o meno grandi (come la diga sul Tanarello, che andrebbe a deviare uno degli affluenti del Tanaro verso la Liguria) e aumenta l’ impoverimento dell’economia agricola ed artigiana locale, di cui questa e le altre valli erano ricche, nell’ottica di nuovi “cluster commerciali” e shopping center.
Ci ritroviamo con una ferrovia semi-abbandonata, un continuo impoverimento del trasporto e dei servizi locali, rarefazione commerciale dei piccoli paesi, disoccupazione crescente, tra promesse di un futuro industriale ormai obsoleto. I due governatori e i loro assessori, la finanza che rappresentano insieme a molti altri amministratori a diversi livelli, pare vogliano proiettare la valle e i suoi abitanti nelle condizioni di una periferia postindustriale, in cui sia impossibile immaginare altro che infrastrutture redditiìzie per pochi ma devastanti per i più, in termini economici, di salute, diritti. Propongono di fatto l’abbandono e la svendita delle risorse del nostro habitat, quelle che sole possono dare dignità alle generazioni future.

Comitato Treno Alpi Liguri
comitatotrenoalpiliguri.wordpress.com
Comitato Popolare Sciancui
comitatopopolaresciancui.noblogs.org                                                ALT(R)A VAL TANARO

 
Curriculum Vitae   PD(L)EGA

Roberto Cota (Novara, 13 luglio 1968)

piano estivo Luglio 2011, “meno sprechi più servizi”:
10% in meno di posti letto nelle sette medicine delle Molinette; chiude il centro per anziani Farinelli lasciando un’eredità di 46 posti letto in meno; rischio chiusura per il reparto di Pediatria del S.Giovanni Bosco, per i centri soccorso ed elisoccorso del CTO; chiudono ospedali come il Maria Adelaide perché “gli ospedali piccoli non sono sicuri perché i primari non raggiungono un numero di casi visti in un anno soddisfacente”(?); a Biella chiudono i reparti di emodinamica, oncologia e pneumologia.
La battaglia al baronato annunciata da Cota in campagna elettorale ha invece come risultato l’aumento di posti per amministrativi e dirigenti a fronte di una diminuzione e una ulteriore precarizzazione degli operatori in corsia.

Ancora tagli ai treni pendolari, 100 milioni in meno, drastica riduzione dei fondi per il trasporto locale.
Aspettando l’11 dicembre, data di entrata in vigore dell’orario invernale di Trenitalia 2011, iniziano a trasparire le prime soerprese sui treni per i pendolari.
Verranno cancellate altre due corse sulla Cuneo-Ventimiglia, dove ormai circolano treni ogni tre ore.
Le stazioni sono in stato di abbandono, i ritardi continui e frequenti le soppressioni dei treni.
Alcuni treni della tratta Fossano-Ceva sono stai cancellati e sostituiti da servizi bus, più redditizi per Trenitalia e più costosi per la regione, cioè i contribuenti; a fronte di un aumento in Italia, del pendolarismo del 65% negli utlimi quindici anni.
Salvo fare del vittimismo e fingere di aver cercato di preservare il servizio pubblico quando, come nelle utlime settimane, viene incaricato un nuovo governo: “O il governo stanzia i fondi per il trasporto pubblico locale o in Piemonte fermeremo i treni” – minaccia Cota, dopo aver però garantito a Trenitalia le entrate.

Claudio Burlando (Genova, 27 aprile 1954)

con buona pace del dissesto idrogeologico, la Valutazione d’Impatto Ambientale della Regione Liguria a fine documento così risponde al SIA di Autostrade S.p.A., a proposito della Gronda Autostradale di Ponente di Genova:
“Relativamente alle opere previste in val Varenna […] si segnala l’opportunità di valutare […] la costruzione di un ponte definitivo ma idoneo in termini di carico per l’attraversamento delle frese TBM. “.
Pare che i sei morti della recente alluvione in Liguria non siano abbastanza.
L’inutilità, la nocività, l’assurdità in termini economici di tale opera sono state ampiamente dimostrate, nell’assoluta indifferenza delle pubbliche amministrazioni.  Di fatto la Regione approva ma con riserve deboli, simili alla precedente. Per inciso a Genova si attende la stessa fresa TBM che passando per Ripoli, nel quadro del progetto di variante di valico Barberino-Sasso Marconi, ha riattivato frane quiescenti.

Seconda procedura di infrazione a carico dell’Italia a causa dell’illegittima caccia allo storno autorizzata dalla Regione Liguria.  Si apre la possibilità di comminazione di sanzioni pecuniarie, che potrebbero ricadere sul contribuente.

Per i trasporti in Liguria sono stati previsti tagli del 72% dei treni con un contestuale aumento del 20% delle tariffe. Una regione governata da una maggioranza che parla sempre di priorità del sociale opererà solo tagli (non solo ai trasporti ma anche alla sanità) non utilizzando invece leve fiscali quali accise o aliquote Irpef aggiuntive per ridurre i tagli stessi? Perché si preferisce una regione paralizzata dal traffico privato invece che una regione servita da un efficiente servizio pubblico?
Perché la Regione vuol favorire i concessionari autostradali e i petrolieri e spinge per innumerevoli progetti di altre strade ed autostrade dimenticando la mobilità sostenibile e la necessità di riduzione di CO2?
Perché la Regione, così attiva nel chiedere finanziamenti per grandi opere come il terzo valico è così poco energica nel richiedere finanziamenti adeguati per i Trasporti Pubblici Locali al Governo?

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METROGRANDA Convegno “Le ferrovie sotto la Zizzola. Bra nodo ferroviario…”

25 novembre 2011


“Le ferrovie sotto la Zizzola. Bra nodo ferroviario…” Bra, sabato 12 novembre 2011

25 novembre 2011

Gli interventi del convegno

Intervento prof. Piero Canobbio (questo sarebbe dovuto essere l’intervento ma, a causa di motivazioni del momento, il discorso è stato incentrato sulla necessità del ripristino della tratta Cherasco-Ceva)

Intervento dott. Mattia Giusiano

Intervento prof. Francesco Bonamico

Intervento dott. Stefano Sibilla

Curriculum Gino Scarsi

Curriculum Luciano Casasole

Un convegno coi fiocchi !

Grande successo ha riscosso il convegno “Le ferrovie sotto la Zizzola. Bra nodo ferroviario…” svoltosi a Bra, presso il Movicentro, vicino alla stazione ferroviaria sabato 12 novembre 2011 dalle 9 alle 13. Notevole è anche stata l’affluenza di pubblico che si è avvicinata al centinaio di persone partecipanti. Ha introdotto il convegno il sindaco di Bra, Bruna Sibille, parlando del possibile destino del tratto ferroviario da Cherasco a Ceva e hanno portato i loro saluti anche altre personalità dei comuni aderenti al convegno. Irene Ciravegna di Italia nostra ha puntato l’attenzione sullo stato pietoso in cui versano le stazioni della linea dismessa. In seguito, Piero Canobbio, dell’associazione Amici della Bra Ceva e diramazione Mondovì, ha puntato l’attenzione sul ripristino della tratta dismessa ormai da 17 anni. Molto interesse ha poi suscitato la domanda posta dal relatore riguardante la fine dei soldi stanziati nel 1995 per il ripristino del tratto Cherasco-Ceva. E’ quindi stata la volta di Mattia Giusiano del Politecnico di Torino che ha presentato un progetto molto interessante sul collegamento delle sette principali città della Provincia di Cuneo grazie anche al ripristino della ferrovia in Val Tanaro e della bretella di Mondovì. Successivamente è intervenuto l’architetto Umberto Fino, raccontando l’evoluzione dei trasporti che dal ferro, con il passare dei decenni, si sono sempre più indirizzati alla gomma con tutti gli svantaggi che questo sistema logistico comporta. Dopodiché, ha preso la parola Francesco Bonamico del Politecnico di Torino illustrando gli scopi dei giardini che venivano realizzati negli spazi antistanti le stazioni ferroviarie. In seguito, Stefano Sibilla ha parlato dei potenziali vantaggi che si potrebbero avere con il ripristino della tratta da Cherasco a Ceva/Mondovì e con il collegamento della Ceva-Ormea con Albenga. Ha chiuso quindi i lavori Giovanni Bosticco, rendendosi disponibile per eventuali richieste in tema ferroviario da presentare in Regione. Moderatore del convegno è stato Gianni Rinaudo che, durante lo svolgimento dei lavori, ha dato la parola a tutti coloro desiderassero intervenire per porre domande. In particolare, gli interventi più significativi sono stati quelli di Luciano Casasole e di Gino Scarsi.

Rinasce la Ceva-Ormea

4 ottobre 2011

LA RINASCITA DELLA CEVA-ORMEA

Nuovi progetti e un museo per una linea storica, Marco Ceste

http://www.piemonte-magazine.it/leggi_articolo.asp?articolo=992&cat=Cultura%20e%20Turismo,%20Luoghi&offset=

 

Un tratto della lineaÈ un fischio che, non più di dieci volte al giorno, squarcia il silenzio della vallata. Due piccole carrozze che armoniosamente si inseguono e percorrono la via di cui i binari ne indicano la direzione. Fra le colline prima verdi poi innevate, sopra e quasi al fianco del fiume, nel bel mezzo dei piccoli centri abitati, il treno viaggia tranquillo all’interno della Valle Tanaro. È il piccolo treno della linea ferroviaria Ceva-Ormea, una breve diramazione della direttrice Torino-Savona, una linea nata inizialmente come collegamento internazionale, diventata presto però ramo secco.

Il progetto iniziale prevedeva la costruzione di una linea di valico che collegasse Ceva a Imperia, utilizzando un tunnel che avrebbe dovuto passare sotto il Colle di Nava. Ma nel 1893 fu inaugurato il tratto che collegava con Ormea e fu quindi chiaro, a quel punto, che la linea non avrebbe più avuto prolungamenti. Anche perché nel frattempo erano iniziati i lavori della ferrovia Cuneo-Nizza-Ventimiglia, molto più importante dal punto di vista commerciale e soprattutto militare, la quale rendeva completamente inutile il prolungamento della Ceva-Ormea fino ad Imperia.

Trattandosi di una linea inserita in una rete elettrificata in corrente alternata trifase, nel 1938 anche la Ceva-Ormea venne elettrificata utilizzando il medesimo sistema. Nel 1976, però, venne de-elettrificata ed automatizzata con automotrici diesel, a causa della scarsa importanza che ricopriva. Tutta la palificazione e la doppia catenaria furono asportate, la sottostazione elettrica di Garessio restò abbandonata, come i grandi fabbricati delle stazioni con gli enormi piazzali costruiti per accogliere lunghi treni destinati a un traffico internazionale che non c’è mai stato. Ora rimangono lì, muti testimoni di quel che doveva essere e invece non fu.

Ceva-OrmeaCol tempo la Ceva-Ormea, con i suoi pochi passeggeri e uno scarsissimo servizio merci al raccordo di Garessio, cadde in un profondo passivo e le Ferrovie dello Stato erano decise alla soppressione, alla stregua di tante altre linee secondarie chiuse con l’ormai famoso decreto Signorile del 1985. Iniziò da qui un periodo molto difficile per la piccola e antica linea ferroviaria, che è riuscita nel tempo a mantenersi viva grazie alla passione e all’impegno delle amministrazioni dei vari comuni interessati e anche degli abitanti. Di quei piccoli centri attraversati dal treno che sono Ceva, Nucetto, Bagnasco, Pievetta, Priola, Garessio, Trappa, Eca Nasagò e Ormea. Luoghi che avrebbero enormi difficoltà senza questa fondamentale fonte di spostamento.

Poche corse al giorno e non molti i passeggeri, ma in fondo tutto proporzionato a quella che è la zona, piccola e poco abitata. Ma il treno rappresenta un punto di riferimento dal quale non si può prescindere. Infatti, sono comunque in buon numero gli studenti e i lavoratori che ogni giorno fanno uso del treno per i loro spostamenti da pendolari. Un treno che non rappresenta solo un mezzo di trasporto pubblico, ma che è qualcosa di più. È storia ed è un bene della comunità.

Proprio per tutelare questo patrimonio, nel 2009 è nato il Comitato per la valorizzazione delle ferrotranvie in Alta Val Tanaro e Ponente Ligure, che si è concentrato in particolar modo sul tratto Ceva-Ormea. La linea ha così potuto sopravvivere e il piccolo treno non fermare le sue corse attraverso quello splendido paesaggio della Valle Tanaro. Percorrere anche solo un pezzo della Ceva-Ormea è tuffarsi nella natura della valle, fra le sue campagne e le sue alture. Qui tutto è più piccolo e più vicino.

Di qui nasce anche l’idea di un museo della Ceva-Ormea. Il museo sorgerà a Nucetto, proprio vicino alla vecchia stazione ormai vuota e spoglia, nella quale il treno effettua le sue fermate ma dove da anni non ci sono più biglietteria e sala d’attesa. Lì accanto, il vecchio deposito si sta subendo i lavori che lo trasformeranno nella galleria espositiva. Al suo interno sarabbo allestite mostre permanenti e temporanee sulla linea ferroviaria e sulla ex miniera di carbone della frazione Livrato. Un progetto che è stato possibile realizzare grazie a fondi regionali del bando per i 150 anni dell’Unità d’Italia e che prosegue anche grazie alla collaborazione e la supervisione del Museo Ferroviario Piemontese.

Ceva-OrmeaUn progetto importante, che si spera non rischi più di essere soppressa. Nonostante i tagli e la grande crisi economica, in questi ultimi anni si è risollevata e sta ora riuscendo a mantenersi attiva. La zona in cui sorge, la Val Tanaro, è un’area disagiata nelle vie di comunicazione, in quanto la strada principale che la attraversa, la Statale 28, è da anni al centro di polemiche sulla sua insicurezza e pericolosità. Dopo prolungate piogge sono frequenti le frane e gli smottamenti e considerati questi rischi una linea ferroviaria funzionante diventa certamente ancora più importante.

Gli abitanti della vallata sono legati al treno non solo per reale utilità, ma anche affettivamente, perché le stazioni e i binari di questa linea parlano della Val Tanaro, la rappresentano e la disegnano.

 

DOMENICA 9 OTTOBRE 2011, NUCETTO, INAUGURAZIONE DEL MUSEO DELLA FERROVIA CEVA-ORMEA

4 ottobre 2011

DOMENICA 9 OTTOBRE 2011 ALLE ORE 11 PRESSO L’EX DEPOSITO FERROVIARIO DELLA STAZIONE DI NUCETTO, VERRA’ INAUGURATO IL MUSEO DELLA FERROVIA CEVA-ORMEA, NELL’AMBITO DEI FESTEGGIAMENTI DEL 150° DELL’UNITA’ D’ITALIA

STAZIONI IN MOVIMENTO

Dopo un decennio di lettere alla stampa locale ed il sollevamento della questione ferroviaria dell’Alta Val Tanaro al Lingotto di Torino in occasione di EXPO Ferroviaria 2006, due amici valtanarini decidono nell’ottobre 2009 che è venuto il momento di creare il Comitato per la Valorizzazione delle Ferro-tramvie in Val Tanaro e Ponente Ligure.
Detto più brevemente Comitato Treni Alpi Liguri, porta nel logo TAL i termini originari della questione: la “T” blu rappresenta lo spostamento della stazione di Albenga verso l’entroterra e la “A” marrone una conseguentemente più concreta ipotesi di valico verso la verde “L”, disposta come i tratti alpino ed appenninico dell’ Alta Val Tanaro.
Le potenzialità paesaggistiche e soprattutto funzionali della linea Ceva- Ormea la riscattano dalla  sua storia di investimento incompiuto: sacrificata alla Cuneo – Ventimiglia per un valico a quota ben più elevata, nonostante il garessino ing. Vicarj avvertì oltre un secolo fa il Parlamento dell’Italia unita che ciò non sarebbe stato sostenibile: tant’è.
Apprezziamo che la Val Tanaro abbia potuto conservare, finora, il proprio collegamento ferroviario: le curve sono ottocentesche (hanno ispirato a Savigliano l’eccellenza italiana del “Pendolino”), ma la pendenza inferiore al 15 per mille rende la Ceva – Ormea una ferrovia capace, ben fatta.
Basta guardarsi intorno, ovviamente in Europa ma anche in Italia, dalla Val Venosta al Canavese, per vedere nella ferrovia di fondovalle l’opportunità di riorganizzare il territorio in modo più efficiente, sviluppare un turismo più consapevole e offrire agli abitanti e alle aziende un trasporto locale di massima affidabilità e insediamenti produttivi recuperabili dagli antichi piazzali.
Evitiamo che la Val Tanaro si riduca ad un “fondovalle gratuito”, con la Statale 28 lasciata alla mercé del traffico pesante per lo più estraneo alla realtà economica locale, che rifugge i pedaggi e la congestione delle autostrade.. e questo senza che sia stato realizzato alcun valico stradale! Con le opere accessorie che l’eventuale ulteriore traffico richiederebbe, la spesa per un valico stradale o ferroviario sono comparabili: chi teme un confronto tra le due ipotesi, in termini di costi-benefici “tout court” ma anche nel senso della valutazione strategica degli investimenti ?
In questa situazione evidentemente fuori controllo, tra due Regioni di cui una registra ad ogni Piano dei Trasporti il mancato raggiungimento degli obiettivi di riequilibrio ferro-gomma, e l’altra manca proprio di darsi ogni obiettivo in tal senso, il Comitato TAL, libero da confini amministrativo-politici, cerca una visione di sistema abbracciando questioni collegate: dal raddoppio stradale del Tunnel del Tenda all’incredibile circonvallazione di Cherasco, che annienterebbe l’asse ferroviario Bra – Mondovì (Cuneo), per giungere alla transizione treno-tram e ipotizzare nuovi modi di fruizione della congestionata Riviera di Ponente: con il TAL gli studenti liguri hanno già visto come ad una silenziosa tramvia si possa ben affiancare una pista ciclabile, lato mare ovviamente!
Questo lavoro ormai incessante, cui contribuisce una rete crescente di persone e movimenti, ha già coinciso, come riporta il libro-inchiesta “La Colata” ( Chiarelettere ), col declino dell’autostrada Albenga-Garessio-Ceva: qui il comitato TAL non manca di osservare che una gestione della rete ferroviaria veramente orientata al mercato, se posta in grado di competere con la modalità stradale, potenzierebbe le linee storiche del Basso Piemonte per servire la relazione tra l’Alessandrino e i porti savonesi: ecco l’inutilità e l’anacronismo dell’autostrada Carcare – Predosa !
L’Unione Europea col più recente “Libro Bianco” ha posto obiettivi chiari di riequilibrio gomma-ferro, e Francia e Svizzera già operano in tal senso, ma la Val Tanaro si trova in una regione italiana a metà tra due costosi progetti AV/AC, dove allignano “solo” progetti stradali, rispolverati periodicamente per ottenere facile consenso elettorale: il rischio però è di finire “modalmente isolati” e la linea Ceva – Ormea ce lo ricorda, ogni giorno, discretamente, come un appunto scritto a penna fine nel paesaggio. Forse gli Italiani non sanno più leggere e amare la propria terra ? Le sorprendenti fotografie di Giorgio Olivero possono aiutarci.
Il comitato TAL è quindi particolarmente grato al Comune di Nucetto, che ha saputo cogliere l’occasione di preservare il Fabbricato Merci della propria Stazione per iniziarvi il Museo della Ferrovia Ceva-Ormea: non per cristallizzare il passato, ma per reinterpretarlo in maniera degna del XXI secolo, e offrire ai visitatori della Val Tanaro spunti di riflessione per un futuro sostenibile lungo una delle linee paesaggisticamente più meritevoli del Cuneese.

C’erano una volta i fili…

30 luglio 2011

Che cosa hanno in comune queste tre ferrovie: la Cuneo-Ventimiglia (o linea del Tenda), la Ceva-Ormea e la Aosta-Pre S.Didier?
Non sono soltanto tre linee piemontesi a binario semplice che si svolgono in uno scenario prettamente alpino. Tutte e tre sono oggi a trazione diesel ma hanno un passato di trazione elettrica, simile e diverso allo stesso tempo.
Due sono state elettrificazioni trifasi: il Tenda e la Ceva-Ormea, ancora una volta uguali e diverse. Entrambe appartengono all’ultima fase dell’estensione del sistema trifase: il Tenda tra il 1931 e il 1935, la Ceva-Ormea addirittura nel 1938, ultimissima elettrificazione trifase prebellica. Il Tenda era però una linea transalpina, cioè che attraversava le Alpi fino al mare, ed era quasi nuova, completata solo nel 1928, anche se la galleria di valico risale al 1900 (cronologia grafica); l’altra era una tradizionale costruzione ottocentesca, inaugurata nel 1889-93 ed era tronca, cioè terminava prima del valico verso la Liguria. Negli anni ’30 si pensò a un collegamento Garessio-Imperia (o Albenga) che però non venne mai iniziato: ne rimane traccia nell’atlante del 1936. L’elettrificazione sul Tenda scomparve nel 1944, con la stessa distruzione della linea durante la guerra: la ricostruzione del 1979 – 35 anni dopo! – avvenne senza fili. La Ceva-Ormea fu invece de-elettrificata nel 1973, a meno di tre anni dalla fine del sistema trifase, in concomitanza con la conversione a corrente continua della (Torino-)Carmagnola-Savona.
Infine la Aosta-Pré nacque come ferrovia in concessione nel 1928 e venne elettrificata nel 1930, con l’allora nuovo sistema a corrente continua a 3000 V, soprattutto con funzione merci (industrie minerarie); passata alle FS nel 1931, fu infine de-elettrificata nel 1968.
L’ antologia introduce le linee con alcune immagini d’epoca, gentilmente fornite da Franco Dell’Amico, e poi gioca a guardare il paesaggio alpino, estivo e invernale, con gli occhi di un’automotrice.

TUTTE LE IMMAGINI A QUESTO LINK :

http://www.miol.it/stagniweb/Foto6.asp?File=l_aln2&Tipo=index&Righe=100&Col=5


La miopia del trasporto locale in Granda e nel basso Piemonte …autostrade, super-strade, cemento, tunnel, petrolio e speculazione …

29 luglio 2011

Dall’ ‘autostrada fantasma’ tra Albenga, Garessio e Ceva all’ ‘autostrada delle beffe’ tra Asti e Cuneo, il basso Piemonte vanta un continuo interesse verso la costruzione, progettazione e negoziazione per nuove strade, autostrade, tunnel che vorrebbero far aumentare il traffico e l’inquinamento locale nelle valli tanaro e cuneesi aumentando il rumore, le code e diminuendo conseguentemente la qualità della vita in montagna. In realtà quello che più è stato fatto in questi ultimi anni ‘è stato speculare sulle quote societarie, investire in borsa ed in altre autostrade e far lievitare il quadro finanziario di queste società private il cui interesse dovrebbe essere ‘pubblico’ come il trasporto locale. E’ significativo il caso dell’Albenga-Garessio-Ceva spa’ una società privata, attiva da 40 anni che, pur non avendo mai costruito un metro di asfalto, ha un bilancio societario di 4 milioni di euro.

Ulteriori approfondimenti su questo articolo recentemente pubblicato  su Il Fatto Quotidiano dal titolo “L’autostrada fantasma fra Torino e Savona” :

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/06/l%E2%80%99autostrada-fantasmafra-torino-e-savona/109342/